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Succiano di Acciano  25-26-27 LUGLIO 2003

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Terra ricca di cave spontanee di tartufo nero e di vigneti, testimonianze di una cultura contadina fiera e viva ancor oggi che l’ha mantenuta lontana dall’industrializzazione e dall’urbanizzazione selvaggia, la nostra Valle Subequana è poco conosciuta. Ma attraversando le sue colline popolate da pittoreschi paesini, davanti al panorama calmo e solenne, si incontrano borghi circondati da una rigogliosa vegetazione che in autunno si colora di tutte le tonalità dal giallo al rosso e si respira un’aria impregnata da odori forti ed autentici come quelli del mosto e del tartufo. Uno dei borghi più caratteristici è quello di Succiano, piccola frazione del Comune di Acciano (L’Aquila), situato nel cuore del Parco Regionale "Sirente – Velino", equidistante (35 chilometri) dal Capoluogo di Regione L’Aquila e dalla città di Ovidio, Sulmona. E’ raggiungibile, per chi viene dall’Aquila, percorrendo la S.S.261 dopo gli abitati di S.Demetrio e Fontecchio e, per chi viene da Sulmona, dopo gli abitati di Raiano e Molina Aterno. Succiano, base ideale per escursioni nelle stupende faggete e querceti del monte Sirente (è possibile ammirare una quercia secolare, dall’età stimata dagli esperti in circa seicento anni), è distante soltanto 13 chilometri dalle rinomate"Grotte di Stiffe", meta di tantissimi visitatori. La ricettività è assicurata dall’albergo "Locanda La Corte" sito nella frazione San Lorenzo (Tel. 086479919). La Pro-Loco di Succiano , per valorizzare il proprio incontaminato territorio e, soprattutto, i suoi prodotti tipici, organizza da molti anni, durante l’ultimo week-end del mese di luglio, la festa del tartufo proponendo la degustazione di svariati piatti che lo utilizzano come principale ingrediente. La suddetta manifestazione vede una notevole e crescente partecipazione di buongustai ed estimatori de nobile frutto della terra.

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La storia del tartufo affonda le sue radici in epoche così remote da rendere difficile distinguere la realtà dalla fantasia. Pare comunque certo che, già tremila anni prima di Cristo, i Babilonesi fossero attratti da questo misterioso "dono della natura", mentre più certe sono le notizie raccolte da alcuni storici che attribuiscono l’uso del tartufo come alimento ai tempi di Giacobbe (1600 a. C.) Per la sua stessa natura di fungo ipogeo, che vive sottoterra senza radici, gli antichi fantasticarono sulle sue origini divine e sui suoi nascosti poteri afrodisiaci; Pitagora e Galeno dicevano del tartufo che fosse molto nutriente e che potesse disporre alla voluttà…. Definito da Nerone "cibo degli Dei"e da Cicerone "figlio della terr", era cibo per "fini palati"anche presso i Romani, come testimonia la seguente ricetta del famoso Apicio, cuoco dell’imperatore Traiano: "affettare i tartufi e condirlo con coriandolo, ligustico, ruta, sale, olio e pepe"

     
   

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