Terra ricca di cave spontanee di tartufo nero e di vigneti, testimonianze
di una cultura contadina fiera e viva ancor oggi che lha mantenuta lontana
dallindustrializzazione e dallurbanizzazione selvaggia, la nostra Valle
Subequana è poco conosciuta. Ma attraversando le sue colline popolate da pittoreschi
paesini, davanti al panorama calmo e solenne, si incontrano borghi circondati da una
rigogliosa vegetazione che in autunno si colora di tutte le tonalità dal giallo al rosso
e si respira unaria impregnata da odori forti ed autentici come quelli del mosto e
del tartufo. Uno dei borghi più caratteristici è quello di Succiano, piccola frazione
del Comune di Acciano (LAquila), situato nel cuore del Parco Regionale "Sirente
Velino", equidistante (35 chilometri) dal Capoluogo di Regione LAquila e
dalla città di Ovidio, Sulmona. E raggiungibile, per chi viene dallAquila,
percorrendo la S.S.261 dopo gli abitati di S.Demetrio e Fontecchio e, per chi viene da
Sulmona, dopo gli abitati di Raiano e Molina Aterno. Succiano, base ideale per escursioni
nelle stupende faggete e querceti del monte Sirente (è possibile ammirare una quercia
secolare, dalletà stimata dagli esperti in circa seicento anni), è distante
soltanto 13 chilometri dalle rinomate"Grotte di Stiffe", meta di tantissimi
visitatori. La ricettività è assicurata dallalbergo "Locanda La Corte"
sito nella frazione San Lorenzo (Tel. 086479919). La Pro-Loco di Succiano , per
valorizzare il proprio incontaminato territorio e, soprattutto, i suoi prodotti tipici,
organizza da molti anni, durante lultimo week-end del mese di luglio, la festa del
tartufo proponendo la degustazione di svariati piatti che lo utilizzano come principale
ingrediente. La suddetta manifestazione vede una notevole e crescente partecipazione di
buongustai ed estimatori de nobile frutto della terra.
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La
storia del tartufo affonda le sue radici in epoche così remote da rendere difficile
distinguere la realtà dalla fantasia. Pare comunque certo che, già tremila anni prima di
Cristo, i Babilonesi fossero attratti da questo misterioso "dono della natura",
mentre più certe sono le notizie raccolte da alcuni storici che attribuiscono luso
del tartufo come alimento ai tempi di Giacobbe (1600 a. C.) Per la sua stessa natura di
fungo ipogeo, che vive sottoterra senza radici, gli antichi fantasticarono sulle sue
origini divine e sui suoi nascosti poteri afrodisiaci; Pitagora e Galeno dicevano del
tartufo che fosse molto nutriente e che potesse disporre alla voluttà
. Definito da
Nerone "cibo degli Dei"e da Cicerone "figlio della terr", era cibo per
"fini palati"anche presso i Romani, come testimonia la seguente ricetta del
famoso Apicio, cuoco dellimperatore Traiano: "affettare i tartufi e condirlo
con coriandolo, ligustico, ruta, sale, olio e pepe" |