Si, perché delle "pagliare" è possibile ricostruire la storia
partendo appunto dal primo millennio.
Punto di riferimento limponente
chiesa collegiata di S.Maria del Ponte la cui più antica attestazione rimonta al 1209 ma
il cui stesso impianto, come indica la rilevazione in pianta, è ben più antico. Una
parte del monumento fu forse cella farfense. Molti luoghi della valle subequana furono
infatti pertinenza dellAbbazia di Farfa. Basti pensare alla imponente curtis di
S.Maria in Graiano nei pressi di S.Pio Fontecchio, ovvero a quel grosso complesso
fondiario feudalmente soggetto a S.Maria di Farfa che confinava con la curtis pur essa
farfense di S.Angelo di Peltuino e che comprendeva terre di Opi, Bominaco, Campana Preturo
(la futura Rocca Preturo): Ma basti pensare alla cella di S.Maria de Garzano (forse la
futura S. Maria del Ponte) che confinava con le terre di Gorgianus (forse Goriano), con la
cima del monte Robore e Cedice, la stessa Graiano così come corre lungo il flumen Calidum
(ovvero lAterno) fino al Castello e sommità di Perzo e Carampelle e Preturo, ovvero
a confine di Bominaco e Preturo e di Acciano e di Beffi e della cella e del campo di
Peltuino.
Compaiono queste attestazioni in un
documento di cessione a vario titolo di queste terre descritte da parte dellabate
Giovanni al conte Teudino figlio del conte Berardo.
Il documento è del 982. E il
periodo della grande decadenza di Farfa che segue a meno di cento anni la grande
destructio dellAbbazia che avevano operato i Saraceni. Peggio della destructio
furono per Farfa infatti i reggimenti degli Abbati Campone e Giovanni che si succedono dal
936 al 998, e che profittando dellincerta situazione giurisdizionale favoriscono
propri familiari o in genere fedeli. DellAbbate Giovanni, si proprio labbate
che concede terre a Teudino nella valle subequana, si legge nel Chronicon farfense: "Signor
Abbate perché dissipasti queste proprietà?"
Siamo alle soglie tuttavia del
rinnovamento che partirà da Cluny e che ispirerà il reggimento del famoso abbate Ugo I
(937-1039).
Gli effetti si vedranno nella valle
subequana in una serie di largizioni al monastero da parte delle signorie laiche che in
precedenza erano state favorite dalla dismissione di terre da parte di Campone e Giovanni.
Così Giso e Gueltone figli di Gualcherio concedono la chiesa dei Santi Giovanni ed
Evangelista nella Valle Subequana i cui confini sono il fiume Aterno, la Serra Candida,
Goriano e Beffi.
Ancora: nel 1076 il conte Teudino con Oria
sua moglie concede Goriano sul fiume Aterno e Beffi e Terranera.
Ancora: nel 1084 il conte Teudino figlio
di Raudnisi concede al monastero ed alla Chiesa di S.Giovanni nella Valle Subequana ed in
Villa Venari il servizio che a lui era dovuto da parte degli uomini della villa che è
chiamata Onufulo (forse Fagnano).
Se volgiamo lo sguardo poi a Mamenaio
(ovvero Bominaco), proprio allalba del secondo millennio, precisamente il 1001 il
conte Oderisio Gallo su terra farfense fonderà labbazia di S.Maria di Bominaco,
aggregando al monastero Fagnano, appunto Bominaco, S.Pio di Fontecchio, Caporciano,
Tussio. Ovvero il dominio dellabbazia si estende dallaltopiano di Navelli alla
Valle Subequana rafforzando quindi un processo in atto di popolamento o di bonifica. Molti
papi ne rafforzavano la presenza con documenti di conferma: Gregorio VII nel 1073,
Pasquale II nel 1117, Innocenzo II nel 1138.
Ma a ben guardare la fondazione
dellAbbazia di S. Maria di Bominaco ci dà il segno di un disimpegno di Farfa nella
zona. Vediamo infatti subentrare labbazia di S. Vincenzo al Volturno. E del
1021 un giudicato che si tiene in Campiliano di Valva nel quale Ambrogio messo e
cappellano dellimperatore Enrico II, assistito dai conti di Valva in seguito a
richiesta del preposto Pietro, inviato dallabate Ilario di S. Vincenzo al Volturno,
assistito dallavvocato Giovanni, conferma a favore del monastero di S. Vincenzo,
investendone del possesso il suddetto preposto Pietro, molte chiese e beni. Tra gli altri
i beni costituiti da Goriano con la stessa chiesa di S. Maria che è in Preturo con le sue
pertinenze ed in Acciano e nella valle superequana e in Tussio ed in Peltuino e nella
villa di S. Paolo e nella villa di S. Nicandro
. ed in Campana e in Caporciano e
nella chiesa di S. Maria in Cerule. Una zona quindi tra altopiano di Navelli e Valle
Subequana.
Il disimpegno di Farfa quindi continua ed
accanto alla presenza di S.Maria di Bominaco anche quello dellAbbazia di S.Vincenzo
al Volturno. Compare anche nei pressi di Goriano e di Rocca Preturo la chiesa di S. Maria.
Forse la cella prima farfense, di S. Maria del Ponte e di cui comparirà notizia certa
abbastanza tarda in un documento del 1209 quando ormai la chiesa è canonicale. Avrà una
struttura
banale in quanto avrà sotto di sé sette chiese ed il corpo formato
da ben dieci canonici. Siamo in piena dominazione normanna, quella che ci sembra di poter
dire darà il volto attuale alla Valle. Il dominio delle grandi Abbazie si fa sempre più
lontano: Ecco quindi i Normanni che domineranno la Valle Subequana. La contea dei Marsi in
seguito alla conquista di tutto lAbruzzo nel 1140 da parte di Anfuso figlio di
Ruggero II, nel 1143 viene divisa in due tronconi. Ne saranno signori, di quella di Alba
il conte Ruggiero, e di quella di Celano il conte Rainaldo. Questultima è quella
che ci interessa: Leggiamo: Secinaro e suo fratello hanno in Valva Secinaro e Goriano
Valle. Rainaldo di Molina ha in Valva Molina. E ancora: Berardo de Colinirco ha in
Forcona, Stiffe, Terranera e Barile e la metà della Torre di Acciano. E per citare
terre di confine Galgano di Collepietro fratello di Oderisio tiene in Forcona
direttamente dal re in Valva Caporcinao e Navelli. Mentre Fagnano è tenuto da Rainaldo
Boniomini e Berardo Oderisio e Berardo di Berardo e Gentile. Ancora: Fontecchio in Valva
è tenuto da Gualtiero di Gentile. Invece Gualtiero, figlio di Gionata di Collepietro,
tiene in Valva la stessa Collepietro e, laltra metà della Torre che è pertinenza
di Acciano, Rocca Preturo e S.Benedetto in Perillis. Altra parte di Acciano avrà Tedino
di Castello. Infine la stessa parte di Beffi è tenuta dal figlio di Rainaldo da Beffi che
la riceve da Gentile da Raiano.
Rainaldo da Celano è il signore di tutto
il feudo, e riceve anche possedimenti che Teudino nel 1076 aveva concessi a Farfa.
Aria nuova nella Valle, dunque. Ma prima
di parlarne è utile seguire il racconto che per grandi linee fa il Chronicon Vulturnense
relativamente alle vicende delle terre abruzzesi. Parte dal secolo IX: "In quel
tempo rari erano queste regioni i castelli, vi erano invece molte ville e chiese né vi
era paura o timore di guerre giacchè si godette di una stabile pace fino al tempo delle
scorrerie saracene"
Bisognerà in effetti arrivare
allinvasione saracena ovvero al sec. IX avanzato per incominciare a registrare
mutazioni nel panorama territoriale. Prosegue infatti la narrazione del Vulturnense:
"Finita la devastazione e la
persecuzione dei Saraceni quelli che si salvarono possedettero con il riconoscimento regio
le terre che già erano state di loro proprietà. Tutto ciò fino allavvento dei
Normanni, i quali saccheggiando ogni cosa incominciarono a trasformare le ville in
castelli"
Aria nuova, si diceva, nella valle: E non
solo in essa ma in tutto il meridione conquistato appunto dagli uomini del Nord.
Conquistatori e conquistati si fondono e nasce una organizzazione capillare e stretta
delle terre. Pur nella tessitura di una monarchia feudale, il raccordo al centro sarà
notevole.Tende a scomparire anche nella valle il dominio delle abbazie e i signori
normanni anche qui tennero le terre come demaniali e di esse fruirono solo per la parte
beneficiaria, facendo nascere il concetto aurorale di bene pubblico.
Terre poco abitate quelle della valle
prima dellavvento del Normanni nelle quali più che ville compaiono toponimi e celle
abbaziali.
Un silenzio di selve che ricoprono i resti
di qualche tempio o di qualche ponte (si pensi a S.Maria della Vittoria di Fontecchio che
nascerà sulle fondazioni romane di un grosso tempio o alle rovine di Secinaro). Ma in
buona sostanza non ci giungono attraverso i documenti gli echi di una cospicua
antropizzazione. Il panorama cambia con i Normanni. Si avverte attraverso una lettura
sistematica del Catalogus Baronum una organizzazione razionale del territorio che
favorisce anche una crescita demografica. Compaiono infatti quasi tutti gli insediamenti
che ancora oggi sono presenti. Ma anche una militarizzazione della valle. La torre di
Acciano ne è un precoce esempio. Non compare tuttavia Tione di cui ancor oggi ammiriamo
le mura che si includono nella torre ad ovest e che racchiudono a difesa tutto
labitato. Il fatto che Tione e S. Maria del Ponte che non compaiono ci rafforza
nella convinzione che i Normanni trovano insediamenti che fortificano, come ad esempio
Beffi di cui ancor oggi si ammirano mura e torri di cui sarà artefice Bernardo di Beffi,
ma anche che ne costituiscono dei nuovi.
La chiesa di S. Maria Assunta del Ponte
già presente come cella monasteriale di S. Maria diverrà la chiesa plebanale dei due
castra in parte equidistante da essi. Viceversa i due impianti demici compariranno come
fondatori della città dellAquila. Quindi la loro fondazione è sicuramente da
collocare tra la fine del sec. XII e la prima metà del sec. XIII. Un fervor dopere
nella valle in quel torno di tempo: Si procede agli incastellamenti che sono tesi a due
risultati: in primo luogo dare sicurezza ad in secondo luogo dare solide basi a potere.
Vè tutto un sistema di avvistamento attraverso torri che rimonta sicuramente ad
epoca normanna e che attraversa tutta la valle.
Crescita demica, dunque. Ma può la valle
offrire sopravvivenza alimentare a tutti gli abitanti soprattutto quando essi sono in
crescita? Certo che no. In alcuni tratti essa è angusta ed i suoi fianchi precipitano
quasi verticalmente. Il terreno coltivabile è ben povera cosa anche se
lingegnosità degli abitanti ha portato nel tempo ad un sfruttamento ben ampio
mediante impianti diffusi di vigneti. Ma non poteva ciò bastare per la sopravvivenza:
ecco quindi che gli abitanti della valle hanno la capacità di salire e di bonificare le
terre alte situate sulla parte superiore dei fianchi. Nella sinistra orografica ovvero, le
terre situate sulle colline che dividono laltipiano di Navelli dalla Subequana. Una
conquista di terre che vengono anche sacralizzate. Si pensi alla cappella devozionale di
S. Erasmo con il suo culto primaverile ed estivo e con il contenzioso tra Beffi e Succiano
per assicurarsi in forma esclusiva la protezione del Santo, anche in considerazione del
fatto che tutte e due le comunità coltivano terre nello stesso pianoro. Nella destra
orografica il discorso si fa più difficile. Incombe su di essa il massiccio del Sirente.
Il salire dei coltivi è legato agli umori della grande montagna che supera i duemila
metri di altitudine. La possibilità di coltivazione e di allevamento è legata alla
presenza di solidi ricoveri che assicurino condizioni di vita possibili anche in relazione
al fatto che bisogna essere in loco fin dagli inizi della primavera e rimanervi fino
allautunno inoltrato.

Ecco quindi il nascere delle
"Pagliare". Ovvero, come si diceva, insediamenti in muratura che riproducono in
altitudine linsediamento di valle. Comprese in parte le chiese. Nascono quindi tre
grossi impianti sullo zoccolo del Sirente che ancora oggi, quando sono stati ormai
abbandonati, suscitano una legittima curiosità di natura urbanistica. Soprattutto quelle
del Tione,. Monumento importante delle quali diviene un enorme pozzo per raccogliervi
lacqua piovana e che è percorribile mediante scale in pietra a spirale che si
appoggiano alla muratura del pozzo e che rendono possibile attingere acqua in relazione
allinnalzarzi o allabbassarsi del suo livello.
Ma si diceva delle chiese. Dice il Mariani
nel suo manoscritto ( ) inedito "Nella montagna detta del "Tione" vi
sono gli accasamenti, in qualche distanza dè quali evvi lantichissima chiesa della
Trinità costudita da un eremita. Nel suo giorno vi si celebra la festa, vi è concorso
grandissimo di gente, anche de Paesi con vicini, e il capitolo di S. Maria del Ponte
vi si porta processionalmente e vi canta la Messa. E in tutto il tempo della
falciatura e mietitura vi si celebra in tutte le feste e dicesi esservi delle molte
indulgenze", E ancora:
[
] Tiene [Tione] famosi
territori e di buon fruttato, tanto nel piano che nella Montagna sudetta, colà dove la
maggior parte de Cittadini vi tiene la stalla, col pagliaio ed abitazione, che
vengono a formare unaltra Terra, tanto più che in essi pagliari ed abitazioni,
oltre di esservi quali sempre permanenti in parte gli abitanti, nel tempo poi della
ricoltura delle vettovaglie vi sta quasi tutta la gente della medesima terra, uomini e
donne, e vi sono due chiese, in una delle quali vi stanziano di continuo due eremiti, in
cui ogni festa destà vi si celebra la S. Messa che è sotto linvocazione
della S. Trinità nel qual giorno tutti i canonici, prevosto e clero vi vanno
processionalmente ad ufficiare con gran concorso di cittadini e del Popolo e Gente delle
Terre convicine che formano una mezza fiera, come unaltra ancora vi si celebra, ma
di rado, ed ha una famosa pianura, con molto pozzi dacqua e praterie".
Una testimonianza molto vivace quella del
Mariani che ci prospetta una valle ricca di umori che fondono lotta per la sopravvivenza e
religiosità profonda. Si pensi ai due eremiti. Una religiosità che appare ancor più
intensa ove si rifletta al fatto che la valle fu con molta probabilità visitata da S.
Francesco dAssisi in persona. Saranno Tommaso da Celano nella sua Vita seconda e
Bonaventura da Bagnoregio nella sua Legenda maior a darci notizia dei due viaggi che il
poverello fece in Abruzzo. Un primo ne effettuò nel 1215-1216, appena dopo la
celebrazione del IV Concilio Lateranense al quale avevano partecipato tutti i vescovi
abruzzesi (tra i quali ovviamente il vescovo Tommaso di Pescina) che non persero
loccasione di invitare Francesco in Abruzzo per operarvi conversioni "Essendo
venuto a Celano dirà nel Trattato dei miracoli Tommaso per
predicarvi". E nella vita seconda lo stesso Tommaso narrerà del dono che
Francesco farà alla vecchietta incontrata nei pressi di Celano, del suo mantello. Ma a
Celano vi sono i conti di Celano, con molta probabilità parenti del beato Tommaso, che
hanno il dominio della Valle Subequana. La tradizione dice che da Celano Francesco si
recò a Penne. Percorse ovvero la Tiburtina Valeria che nei pressi di Castelvecchio
incrocia la Subequana. Si spiega allora il sontuoso cielo di affreschi francescani
(lunico in Abruzzo) nella chiesa del convento minorita di Castelvecchio Subequo, ma
si spiega anche il miracolo della Fonte di Baullo in tenimento di Gagliano proprio nello
zoccolo boscoso del Sirente.La devota Maria sta per morire di sete. Invoca S. Francesco
che la spinge a divellere uno stelo di erba suggendo il quale, incominciò a sorgere
acqua.
Ma si diceva della presenza a Celano degli
eredi normanni dei Conti dei Marsi. Non si possono ripercorrere le tappe di questa storia
importante. La possiamo viceversa cogliere nel momento in cui si oppongono nella presa dei
potere da parte di Federico II.
In ogni modo Francesco visita il vescovo
di Pescina che era stato canonico della chiesa di S. Giovanni Battista di Celano. Il beato
Tommaso da Celano nel suo Tractatus ci narra della miracolosa confessione di un miles di
Celano operata da un compagno di Francesco (forse lo stesso beato Tommaso da Celano) al
quale il poverello aveva preannunciata la morte. Chi sarà il miles di Celano? Certo un
conto come poi apparirà in un registro del ciclo francescano di Giotto nella basilica
superiore di Assisi. Viene spontanea una ipotesi. Federico II è in lotta con i Conti di
Celano. Federico II perseguita i francescani. E più che naturale che tra i Conti e
lassisiate vi siano rapporti di reciproca affettuosità. Potrebbe spiegarsi così la
presenza di Francesco in Abruzzo. Lorigine nobiliare, poi, della famiglia del beato
Tommaso da Celano potrebbe anche far pensare ad una parentela più o meno stretta tra il
beato ed i conti di Celano. Mediatore dei viaggi potrebbe quindi essere stato lo stesso
Tommaso. Siamo alle ipotesi. Ma ipotesi non sono i viaggi ed una presenza francescana
nella valle subequana che è dominio dei conti di Celano.
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